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🌱La digitalizzazione agricola non è più sperimentazione, ma infrastruttura strategica per resilienza e competitività. La priorità ora è estendere questo modello all’intero sistema agricolo nazionale. 📊Innovare non basta, occorre misurare e valorizzare. L’agritech trasforma la sostenibilità in vantaggio competitivo rendendo il dato una leva concreta di crescita.

La digitalizzazione dell’agricoltura non è più un’opzione. È un’infrastruttura di resilienza e competitività per il Paese


Questo il messaggio emerso con chiarezza durante Beyond Climate, l’evento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica dedicato all’adattamento climatico e alla transizione sostenibile dei sistemi produttivi. Negli ultimi anni l’Italia ha investito circa 2,3 miliardi di euro, digitalizzando oltre 1 milione di ettari di superficie agricola. I risultati sono tangibili: maggiore efficienza idrica, riduzione degli input chimici, monitoraggio intelligente dei processi produttivi.

Ma la vera sfida è farlo diventare la norma, non l’eccezione.

Restano infatti 11 milioni di ettari ancora da digitalizzare. L’obiettivo è mobilitare fino a 6 miliardi di euro entro il 2030, anche attraverso il rifinanziamento strutturale di strumenti come Transizione 4.0, per evitare che il percorso di modernizzazione si interrompa.

Un mercato che accelera

A livello globale, il mercato agritech, che comprende precision farming, IoT, intelligenza artificiale, droni, robotica e piattaforme integrate, sta crescendo a ritmi sostenuti.

Le stime convergono su uno scenario chiaro:

  • valore di circa 24,4 miliardi di dollari nel 2024
  • quasi 49 miliardi entro il 2030
  • CAGR superiore al 12%

Altri report indicano un potenziale oltre i 59 miliardi di dollari al 2030, con proiezioni che superano i 120 miliardi entro il 2035 se l’adozione tecnologica manterrà l’attuale ritmo. Non sono semplici proiezioni finanziarie. Sono la risposta a pressioni sistemiche: cambiamento climatico, scarsità idrica, sicurezza alimentare, trasparenza delle filiere.

La domanda globale di cibo, unita alla pressione sui sistemi naturali, sta spingendo l’agricoltura verso modelli sempre più predittivi, misurabili e sostenibili..

Il ruolo di Diagram Group

In questo scenario si inserisce l’azione di Diagram Group. Non come semplice fornitore tecnologico, ma come piattaforma che integra dati, competenze e soluzioni avanzate per supportare una gestione realmente data-driven delle attività agricole.

Tre le dimensioni strategiche:

  • Governance dei dati: trasformare le informazioni raccolte in campo, da sensori, satelliti e sistemi IoT, in conoscenza operativa utile sia per le decisioni quotidiane sia per la rendicontazione ESG.
  • Supporto alle decisioni: mettere a disposizione strumenti che connettono dati biometrici, climatici e di filiera per sviluppare analisi predittive e modelli di rischio su scala reale.
  • Valorizzazione delle filiere: rendere i processi trasparenti per mercati internazionali, investitori e consumatori attraverso tracciabilità end-to-end ed etichettature certificate.

La vera sfida non è accumulare dati. È renderli leggibili, confrontabili e certificabili. Trasformare l’informazione in decisione.

La leva delle competenze

Tecnologia e capitale umano devono crescere insieme. Durante Beyond Climate è emersa con forza l’urgenza di formare nuove professionalità: analisti di dati agricoli, specialisti IoT, tecnici di monitoraggio satellitare, sviluppatori di piattaforme intelligenti.

Il fabbisogno stimato supera le 5.000 figure altamente qualificate. Senza formazione, la tecnologia resta potenziale. Con formazione, diventa infrastruttura culturale.

La direzione è tracciata

La sfida dell’agricoltura italiana non è solo crescere. È crescere in modo misurabile. Un’agricoltura che misura, comprende, certifica e comunica. Che fa della tecnologia non un accessorio, ma una leva strutturale di valore.

Beyond Climate ha consegnato un messaggio chiaro: la resilienza climatica si costruisce con infrastrutture digitali e capitale umano. Il futuro del settore non dipenderà solo da quanto produciamo, ma da quanto siamo in grado di misurare, dimostrare e valorizzare ciò che produciamo.

E in questo passaggio, il dato diventa la vera materia prima.