Il meteo estremo non è più un’eccezione, è un rischio operativo, economico e territoriale
Negli ultimi anni l’Italia ha smesso di vivere “eventi eccezionali”. Nubifragi, alluvioni, grandinate, siccità prolungate e ondate di calore sono diventati più frequenti e più destabilizzanti per le aziende agricole.
Non è solo maltempo. È incertezza strutturale, quindi costo.
Un esempio recente è stato il ciclone Harry, che ha colpito in particolare la Sicilia, con danni stimati nell’ordine del miliardo di euro, e ha interessato anche Calabria e Sardegna.
Secondo le principali associazioni agricole, nel solo 2023 gli eventi meteorologici estremi hanno causato oltre 6 miliardi di euro di danni al settore agricolo italiano, tra colture compromesse e infrastrutture danneggiate.
E il punto è che il danno non finisce quando finisce l’emergenza.
Un territorio fragile, un’agricoltura esposta
L’Italia è un Paese morfologicamente complesso, colline, pianure alluvionali e zone costiere convivono con un equilibrio idrogeologico spesso precario. Dopo lunghi periodi di siccità i suoli perdono capacità di assorbimento, così le piogge intense si trasformano più facilmente in ruscellamenti violenti, erosioni e smottamenti.
La difesa del suolo non riguarda solo l’ambiente, riguarda la continuità produttiva. Preservare fertilità e struttura del terreno significa proteggere coltivazioni e infrastrutture, e ridurre l’effetto trascinamento che molti eventi estremi lasciano sulle stagioni successive.

Quando il clima diventa costo: numeri e prospettive
A livello europeo, ogni anno gli agricoltori subiscono danni per oltre 28 miliardi di euro a causa degli eventi climatici estremi, circa il 6% della produzione agricola complessiva.
La copertura assicurativa resta bassa, solo tra il 20% e il 30% delle perdite è oggi tutelato da polizze pubbliche, private o mutualistiche. In Italia, con l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi, la pressione sui bilanci è sempre più tangibile.
Dal 2015 al 2024 si sono verificati oltre 146 eventi meteoclimatici estremi con danni significativi al comparto. E guardando più avanti, il quadro si allarga ulteriormente. Nel lungo periodo, gli effetti combinati di alluvioni, siccità e ondate di calore potrebbero incidere fino al 5% del Pil nazionale entro il 2050, con ricadute anche sulle finanze pubbliche e sui costi di gestione delle emergenze.
Raccolti, suolo, prospettive produttive
La variabilità climatica si traduce in perdite di produzione rilevanti. In anni segnati da eventi estremi, le rese per alcune colture possono oscillare tra il 10% e il 40% rispetto alle attese, con punte oltre il 70% in alcune varietà ortofrutticole particolarmente sensibili.
Alla perdita diretta si somma quella indiretta. La fertilità dei suoli si riduce, la stabilità idrogeologica peggiora, la struttura stessa delle aziende viene messa sotto stress.
Difendere il suolo significa difendere la capacità produttiva futura, non solo il raccolto di quest’anno.
Assicurazioni agricole: coperture in crescita ma ancora insufficienti
Le assicurazioni sono una leva fondamentale, ma in Italia la copertura resta indietro rispetto all’entità dei danni e rispetto ai modelli più avanzati. Analisi europee mostrano che solo una piccola frazione delle perdite subite dall’agricoltura italiana negli ultimi decenni, intorno al 4%, è stata effettivamente coperta da strumenti assicurativi.
Il mercato specializzato nel settore primario è in lenta espansione, i valori assicurati crescono, aumentano i prodotti parametrici e basati su indici climatici.
Eppure la diffusione delle polizze rimane contenuta, su oltre 1,1 milioni di aziende agricole italiane poco più di 73.000 risultano assicurate, con un trend che segnala un leggero calo del numero di imprese coperte a fronte di un aumento dei valori assicurati per azienda.

Nuovi strumenti: il Fondo Agri-Cat e la gestione mutualistica
Un passo importante verso una copertura più strutturata è arrivato con il Fondo Nazionale Agri-Cat, attivo dal 1° gennaio 2023. Previsto dal Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027, è dedicato ai danni climatici catastrofali e si basa su un modello mutualistico finanziato con contributi pubblici e risorse europee.
Lo strumento consente ai produttori che aderiscono di accedere a indennizzi calibrati sullo stato del raccolto, con procedure più snelle e una gestione comune del rischio. È un tassello decisivo per passare dall’emergenza a una logica più preventiva.
Il contributo di Diagram Group: tecnologia e visione integrata
In questo scenario Diagram Group si propone come partner per le imprese agricole che vogliono affrontare il rischio climatico con strumenti concreti e misurabili.
La resilienza nasce dalla capacità di combinare innovazione tecnologica, sostenibilità agronomica e gestione intelligente dei dati. L’analisi di dati agronomici e climatici permette di pianificare meglio le strategie colturali, valutare scenari e dialogare in modo più consapevole anche con il sistema assicurativo.
La tecnologia non sostituisce l’esperienza dell’agricoltore, la rende più solida.
Coltivare resilienza per garantire il futuro
I numeri parlano chiaro, il clima sta costando caro all’agricoltura italiana, e non solo in termini di danni immediati. Per le aziende significa redditi più volatili, investimenti più difficili da programmare, maggiore incertezza sugli orizzonti pluriennali. In questo contesto la difesa del suolo diventa una leva concreta per ridurre l’esposizione al rischio e rafforzare la resilienza delle comunità agricole. Prevenzione, tecnologie intelligenti e strumenti assicurativi moderni non sono più opzioni, sono pilastri.
La domanda è semplice. Quanto siamo davvero attrezzati, oggi, per gestire il rischio climatico come un rischio industriale, e non come una sequenza di emergenze?